LEV NIKOLAEVIC TOLSTOJ
1901: intervista a Tolstoj
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Quello che potete leggere, qui di seguito, è un documento di particolare
interesse storico, cioè l’unica intervista con Lev Tolstoj, apparsa sul
quotidiano francese Le
Figaro, il
30 luglio e il 3 settembre 1901 e mai ripresa in Italia. L’intervista è di
poco posteriore all’articolo di Tolstoj sulla questione operaia, dal titolo
La schiavitù del nostro tempo. I corrispondenti di
Le Figaro
avevano iniziato nel 1893 una serie di interviste dal titolo Gli scrittori e
la politica: gli intervistati furono Maurice Barrès, Edmond de Goncourt,
Paul Adam, Emile Zola. La serie si chiuse nel 1901, appunto, con
l’intervista con Lev Tolstoj sul socialismo e sul senso dell’uomo
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Tolstoj
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Dormii male. Il conte Tolstoj arrivò l’indomani alle sei. Vengono ad avvertirmi. Gli andai incontro sulla soglia dell’isba e mi presentai. Mi tese cordialmente la mano, con un sorriso di benvenuto sulla sua faccia venerabile. Vestito con una giacca di lana grigia legata in vita da una cintura, con il capo coperto da un berretto di panno. Calzava stivali e, con un bastone in mano, mi apparve quale egli era, ossia come il buon pellegrino dell’umanitarismo. Gli feci i complimenti per il suo bell’aspetto e per la sua aria giovanile, del resto i miei complimenti erano sinceri poiché, malgrado la sua barba lunga, color sale e pepe, appariva ancora come un uomo nel pieno del vigore. I suoi occhi ardenti, dallo sguardo inquisitore e profondo, brillavano dietro le sopracciglia cespugliose. Non accettò i miei complimenti. Dopo avermi presentato la sua figlia ultimogenita, una ragazza di ventitré o ventiquattro anni, che aveva fatto proprie le idee del padre, prendiamo il treno per Toula, in uno scompartimento di terza classe che trovavo molto duro a causa della nottata che avevo passato sulla panca. Tolstoj era allegro e parlava con brio in perfetto francese. “Nel mondo ci sono due condizioni morali possibili per l’uomo: una che consiste nel moltiplicare le felicità materiali, l’altra nel ridurle il più possibile, perché non possano nuocere all’intelletto. In altre parole, ci sono due specie di uomini sulla terra: coloro che vogliono essere felici dal punto di vista materiale (ed io ero tra questi) e coloro che vogliono soprattutto accrescere la propria felicità morale (attualmente sono con questi) […]”. Lei crede nel progresso? “Credo che la nostra sorte debba cambiare e che può essere |
10 mag 2015
8 mag 2015
Sandra Amurri oltre il bavaglio, la condanna per essere testimoni
Sandra Amurri
di Aaron Pettinari
In un Paese come quello italiano ritenuto, secondo il rapporto dell'associazione Reporter sans frontieres, al settantatreesimo posto nel Mondo per la libertà di informazione, ci vuole coraggio per essere giornalisti. E' proprio vero, soprattutto oggi che la stampa viene messa alla berlina, in particolare da una certa politica che vorrebbe porre un nuovo freno a quel diritto di informare e di essere informati sancito dall'Articolo 21 della nostra Costituzione. In principio fu “legge bavaglio”, poi ddl Intercettazioni, quindi l'utilizzo delle “querele temerarie”, diventate sempre più uno strumento di intimidazione preventiva con richieste di danni penali e civili e accompagnate dalla minacce di risarcimenti milionari, che vengono effettuate allo scopo di indurre alla censura o all'autocensura. Poiché non c'è mai limite al peggio in Parlamento si è tornati a discutere una nuova legge sulla diffamazione che, con la scusa di levare il carcere, tende ad introdurre norme pericolose e di difficile applicazione in materia di rettifica, di diritto all’oblio, di entità delle sanzioni pecuniarie. Ma c'è un altra cosa che chiunque voglia intraprendere la carriera del giornalista deve sapere (anche se può anche essere rivolto ad ogni semplice cittadino): se in qualche maniera capita di ascoltare dei discorsi su notizie di reato è meglio voltarsi dall'altra parte e far finta di non aver sentito nulla. O almeno è questo “l'insegnamento” che si trae se si guarda quanto accaduto alla collega de Il Fatto Quotidiano, Sandra Amurri.
Nei giorni scorsi il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza che di fatto dà torto alla giornalista che aveva querelato l'ex politico della Dc Calogero Mannino, per insulti a mezzo stampa. Una vicenda che parte da lontano, nel dicembre 2011, quando la stessa Amurri si è trovata ad assistere casualmente ad un dialogo tra l'onorevole Calogero Mannino (all'epoca esponente Udc) e l'ex democristiano Giuseppe Gargani, riconosciuto solo in un secondo momento tramite il telefono cellulare. Un episodio che la stessa giornalista ha poi descritto sulle colonne de Il Fatto Quotidiano il 10 marzo, dopo aver già verbalizzato tutto ai magistrati di Palermo che indagano sulla trattativa Stato-mafia. Scrisse allora la Amurri: “Sono circa le 12,30 di mercoledì 21 dicembre quando arrivo alla pasticceria Giolitti in via degli Uffici del Vicario, a due passi da Piazza del Parlamento, dove ho appuntamento per ragioni di lavoro con l’onorevole Aldo Di Biagio di Fli. Entro, ma non lo vedo. La voglia di accendere una sigaretta supera anche il freddo pungente. Esco. Mi siedo a un tavolino e ordino un cappuccino”. Quindi proseguì nella sua ricostruzione: “Poco dopo vedo arrivare, a passo lento, l’onorevole Calogero Mannino in loden verde, in compagnia di un signore dai capelli bianchi, occhiali, cappotto scuro taglio impermeabile e in mano un libro e dei fogli. Non so chi sia. I due stanno parlando. E continuano a farlo fermandosi in piedi accanto al mio tavolo. Mannino, che mi dà le spalle, dice con tono preoccupato e guardandosi più volte intorno sospettoso: ‘Hai capito, questa volta ci fottono: dobbiamo dare tutti la stessa versione. Spiegalo a De Mita, se lo sentono a Palermo è perché hanno capito. E, quando va, deve dire anche lui la stessa cosa, perché questa volta ci fottono. Quel cretino di
Noam Chomsky: Non ha più importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono più loro a decidere le cose da fare.

di Noam Chomsky (basato su dibattiti tenuti in Illinois, New Jersey,Massachusetts, New York e Maryland nel 1994,1996 e 1999)
Negli ultimi venticinque anni il capitale finanziario multinazionale, piuttosto che negli investimenti e nel commercio, è stato impiegato nelle speculazioni sui mercati azionari internazionali, al punto da dare l’impressione che gli Stati Uniti siano diventati una colonia alla mercé dei movimenti di capitali internazionali. Non ha più importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono più loro a decidere le cose da fare. Che portata ha, oggi, questo fenomeno sulla scena intemazionale? Per prima cosa dobbiamo fare più attenzione al linguaggio che utilizziamo, me compreso. Non dovremmo parlare semplicemente di “Stati Uniti”, perché non esiste una simile entità, così come non esistono entità come l'”Inghilterra” o il “Giappone”. Può darsi che la popolazione degli Stati Uniti sia “colonizzata”, ma gli interessi aziendali che hanno base negli Stati Uniti non sono affatto “colonizzati”. A volte si sente parlare di “declino
dell’America”, e se si osserva la quota mondiale di produzione che viene effettuata sul territorio degli Stati Uniti è vero, è in declino. Ma se si considera la quota di produzione mondiale delle aziende che hanno sede negli Stati Uniti, ci si accorgerà che non c’è alcun declino, anzi, le cose vanno per il meglio. Il fatto è che questa produzione ha luogo soprattutto nel Terzo mondo. Quindi possiamo parlare di “Stati Uniti” come entità geografica, ma non è questo ciò che conta nel mondo degli affari. In sintesi, se non si parte da un’elementare analisi di classe non si riesce nemmeno a comprendere il mondo reale: cose come “gli Stati Uniti” non sono entità. Ma lei ha comunque ragione: gran parte della popolazione degli Stati Uniti viene sospinta verso una sorta di condizione sociale da Terzo mondo colonizzato. Dobbiamo però ricordare che esiste un
Di PaolaTaverna
Beh che dire... gran settimana da schifo con un degno finale.
Io non riesco più neanche a tenere il passo con tutte le schifezze che fanno. E poi come le fanno... con quell'atteggiamento complice da compagni di merende dove l'insulto alla deputata diventa dialetto stretto come se uno venisse dalla montagna del sapone, e popolo caprone che si beve qualunque cosa.
Hanno azzerato l'unica opposizione sbattendo fuori 62 deputati.
Vi stanno prendendo per i fondelli abolendo un bel pezzo di niente.
I vitalizi... Seeeeeeeeeeeeee
Le province.... E vaiiiiiiiiiiii
Il Senato..... Yeppaaaaaaaaa
I finanziamenti pubblici ai partiti...... BUUUMMMM
Ma dove cavolo vivete voi che credete in queste cose, ma santoiddio ve lo scriviamo gridiamo DIMOSTRIAMO tutti i giorni.
Vi stanno dicendo una manica di stronzate.
Io Vi prego aprite gli occhi.
Non posso credere che stiamo consegnando il nostro paese nelle mani di questa gente.
7 mag 2015
Abbattere la “competizione” sul lavoro per superare il neoliberismo
Maurizio Landini ci sta simpatico, sicuramente non potrà essere l’uomo della provvidenza della sinistra italiana ma ha il merito, se non altro, di aver toccato alcuni temi nevralgici che una “sinistra” degna di questo nome dovrebbe riprendere in mano e da cui dovrebbe ripartire. “Io voglio impedire la competizione tra i lavoratori”, ha detto Maurizio Landini, leader della Fiom, intervistato da Lucia Annunziata per “in 1/2 ora”. Per la verità Landini ha detto anche molto altro, rispondendo per le rime a Matteo Renzi e parlando ancora una volta della sua “Coalizione Sociale” che vorrebbe lanciare, un modo per mettere insieme il mondo del lavoro e non un movimento politico per sostituire l’attività del sindacato, una sorta di “aggregazione sociale con una funzione politica” che si propone ovviamente di battere sul loro terreno governo e Confindustria. Landini per la verità è andato anche nel dettaglio della critica a Renzi dimostrando come e in che modo abbia sostanzialmente tolto per decreto diritti a tutti, dividendo il mondo del lavoro, smantellando l’articolo 18 e guardando sistematicamente ai diritti di alcune imprese piuttosto che ai diritti dei lavoratori. Ma indipendentemente dalla bontà o meno del progetto della Coalizione Sociale secondo noi Landini ha centrato il punto principale, quello della lotta culturale a questo sistema. E lo ha fatto quando ha
5 mag 2015
ECCO CHI HA DECISO LA FAME NEL MONDO: CONTROLLA IL NOSTRO CIBO E CI TRATTA COME POLLI D’ALLEVAMENTO
Articolo estratto dal libro “Liberi dal Sistema – La Guida per Cambiare il Mondo Partendo da Sè” di Enrico Caldari.
Che ci crediate o meno, il cibo è uno degli strumenti di controllo più potenti del Sistema, a livello economico e politico. C’è quindi qualcuno che ha interesse a decidere «se», «come» e «quanto» cibo farci arrivare.
È attraverso la scarsità di una risorsa che è possibile controllare chi quella risorsa fa fatica a procurarsela. E così il nostro sistema si basa sulla scarsità. Scarsità di denaro, scarsità di cibo. Il controllo della società attraverso la scarsità è un modello socio-economico-politico teorizzato da Henry Kissinger, ex consigliere del Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti (carica che ha ricoperto dal 1969 al 1977) e premio Nobel per la Pace nel 1973 (e bisognerebbe aprire una parentesi sui legami tra le commissioni per i premi Nobel e il Sistema stesso, dato che oltre a Kissinger, anche Obama pare ne abbia vinto uno sempre per la pace…).
Una delle frasi più celebri di Kissinger è: «Control oil, and you control nations».
Controlla il petrolio e controllerai le nazioni.
Vi dice nulla questa frase, alla luce della politica estera adottata dagli Stati Uniti?
Ma c’è una frase meno celebre, ma ancora più scioccante dello stesso Kissinger, che dice: «Control food, and you control the people».
Controlla il cibo, e controllerai le persone.
E come si può controllare il cibo? La risposta è duplice: controllando la terra e controllando i semi. Vediamo come.
Land Grabbing è il titolo di un libro scritto dal giornalista d’inchiesta Stefano Liberti che espone uno dei fenomeni più recenti della nostra economia: l’accaparramento di terre. Cosa significa accaparrarsi le terre? Vuol dire impossessarsi fisicamente di un’estensione più o meno grande di terreno, al fine di sfruttarlo per la coltivazione. Questo mercato ha cominciato a svilupparsi e crescere in modo impressionante negli ultimi anni, proprio quando il mercato finanziario stava subendo un momento di crisi e aveva bisogno di nuovi business. Il «landgrabbing» sta coinvolgendo molti investitori privati (le banche in primis!) ma anche istituzionali, tra cui addirittura alcuni Stati che hanno insufficienti terre coltivabili all’interno dei propri confini nazionali per garantire approvvigionamento alimentare a tutta la propria popolazione.
Quali terre sono soggette all’accaparramento? Di certo non quelle europee né quelle degli altri paesi già industrializzati. Le terre oggetto di questo fenomeno sono quelle dei paesi del Terzo Mondo, come quelli africani. Lì è pieno di campi da coltivare, magari attualmente occupati da qualche tribù di contadini che non hanno nemmeno un atto di proprietà per rivendicarne il possesso o il diritto a occuparli. E allora per il rappresentante istituzionale di uno stato occidentale che si presenta in giacca e cravatta diventa facile stringere un accordo commerciale con i politici dello stato africano in questione: con cifre irrisorie e in poco tempo ci si accaparra letteralmente l’esclusiva di sfruttamento di un terreno per la durata di decenni.
Volete qualche esempio?
Guardiamo il caso della Daewoo. La Daewoo è una multinazionale coreana impegnata in attività di diverso genere, tra le quali, ad esempio, la produzione di automobili e di navi e la realizzazione di prodotti elettronici e di precisione per l’industria. Nel 2008 l’azienda coreana firmò un accordo con il governo del Madagascar secondo il quale la stessa Daewoo avrebbe acquisito l’esclusiva di sfruttamento di 1,3 milioni di ettari di terra presenti nell’isola africana per i successivi 99 anni. Considerando che in Madagascar il totale delle terre coltivabili ammonta a 2,5 milioni di ettari, significa che la Daewoo si era aggiudicata la gestione di più della metà della terra coltivabile sull’isola!
3 mag 2015
Provate...
Provate a dire ad un giovane che la sua vita, dai suoi anni fino alla vecchiaia, sarà pagata meno di 1.000 euro il mese, per sempre, così, sogni e bisogni, tutto in quei 1.000 euro, o meno.
Provate a dire ad un giovane che studiare serve a poco. Lui sa benissimo il perché: poiché, pur bravo diventi, sarà sbeffeggiato dal figlio del Direttore Generale, del Primario, del Giudice...che gli passerà davanti senza nemmeno guardarlo, mentre s’accomoda in un posto dove non dovrà fare nulla, solo obbedire ai comandi dall’alto. E guadagnare.
Provate a dire ad un giovane che quella mostra, l’Expo, sarà una virata verso il bel tempo, che l’economia si risolleverà: si metterà a ridere, perché sa benissimo che la deindustrializzazione dell’Italia fu decisa, in ambito europeo, molti anni fa. Ascoltate persone che sapevano come Nino Galloni: lui lo ha fatto, voi non sapete nemmeno chi sia Nino Galloni.
Provate a dire ad un giovane, a ribadirgli, che almeno si è trattato di lavoro per tanta gente, e lui vi ribadirà la lista delle tangenti, degli accordi succosi, dei favori, dei nepotismi che hanno ammantato la vicenda.
Provate a dire ad un giovane che il Job Act sarà la chiave di volta per definire i suoi diritti e doveri in un quadro democratico: vi osserverà come si guarda lo scemo del villaggio mentre blatera le sue litanie senza senso.
Provate a dire ad un giovane che, quando sarà meno giovane, lo stato si prenderà cura di lui: dopo tanto lavoro mal pagato avrà diritto ad una pensione. Non saprà se scoppiare a ridere o piangere, perché sa benissimo che – con l’avanzare del tempo – la pensione la prenderanno soltanto più i politici ed i loro accoliti. Per gli altri, lavoro fino al giorno prima del funerale.
Provate a dire ad un giovane che i SUV che osserva in strada, le vetrine milionarie, i ricevimenti alla Scala, i tappeti rossi, i Festival...sono il giusto corrispettivo per chi, come capitano d’industria, ha fatto la fortuna sua e delle persone che hanno lavorato per lui. Vi risponderà che i SUV, le vetrine milionarie...e tutto il resto sono i proventi dei furti organizzati, delle tangenti, delle ruberie. Capitani d’industria? Ah, ah, ah...possiamo chiamare così chi s’arricchisce pagando la gente 700 euro il mese quasi senza contribuzione...per fare cosa? Per seppellire rifiuti nei campi? Per costruire ponti che crollano il giorno dopo? Allontanatevi da qual giovane: potrebbe incazzarsi.
Presidenti che tutto presiedete, da Mattarella a Renzi, da Maroni a Pisapia...ma...vi stupite tanto che qualche centinaio di giovani dica basta a tutto questo in modo violento? Se lo dice nel modo corretto – quello che volete ascoltare voi – manco lo state a sentire. Se non dice nulla meglio ancora. Se lo dice, per lui, qualcuno in Parlamento lo zittite e lo deridete.
Ma vi stupite?
Carlo Bertani
fonte: http://carlobertani.blogspot.it/2015/05/provate.html
Commento di un utente anonimo sulla guerriglia urbana e altro con il quale viene espresso un concetto che condivido totalmente:
Se da una parte ci può e deve interessare chi siano questi giovanotti scatenati, educati al compito di fare casino, dopo che non ci siamo fatti però per anni la domanda per lo stadio, o per certe operazioni che tanto piacciono alla criminalità organizzata, o per altre che invece sono incluse negli allenamenti di "guerriglia urbana" che da decenni strutturano la nostra società "occidentale" nel complesso, beh, sarebbe un po' forse come curare il mal di testa con l'analgesico sapendo che è correlato al mal di pancia. Non so perchè, ma a me non risulterebbe assurdo se si scoprisse che sono individui regolarmente stipendiati per fare un lavoro. Troppo inquadrati, troppo coordinati, troppo "regolari", troppo addestrati per essere giovinastri qualunque. Tutto questo "lavoro" chi lo paga? Il perchè invece è facile facile, gli interessi del mercato sono infiniti e tutti convergenti per l'uso strutturato di energie distruttive.
Beviamo cocacola e pepsi, andiamo cinema a vedere le nuove pellicole di hollywood, partecipiamo alle pubbliche manifestazioni del divertimento di massa, ai concerti, allo spettacolo radiotelevisivo, andiamo a fare shopping nel fine settimana. Non che sia sbagliato, ma mai nessuno che si chieda se questo sia meno distruttivo che andare in giro a scassare qualcosa, o qualcuno (il mio pensiero va subito ai poveracci che vengono lasciati per terra dolenti, quando va bene, in tutti gli schieramenti e solo perché non sanno quello che stanno facendo).
In apparenza non lo è, peccato che sia mantenuto da una cosmo fianziario-bancario-aziendale produttivo che se ci da il cellulare, questa indubbia meraviglia della tecnologia, ce lo da a certe condizioni. Non ha vie di mezzo, ce lo da a condizioni militari: ho consegni il tuo cervello, le tue idee, il tuo corpo, il tuo sesso, il tuoi desideri, le tue aspettative, insomma tutto, ma proprio tutto quello che pensi di possedere e aspetti istruzioni, oppure verrai "formattato" da una potenza cosmica che ti stirerà come un cartone animato della looney tunes in quando "non educato". Non che la consegna ti salva, neh? Qualcuno giudicherà se sei un rifiuto o c'è ancora un margine di utilità e nel secondo caso potrai ringraziarlo di cuore. Questo è un modello di stampo cinese. Adeguiamoci oppure iniziamo a chiederci piuttosto perché stiamo usando i ninnoli tecnologici, a cosa ci servono e a chi servono.
A noi servono? Certamente ... dov'è che insegnano il cinese? :))
Se da una parte ci può e deve interessare chi siano questi giovanotti scatenati, educati al compito di fare casino, dopo che non ci siamo fatti però per anni la domanda per lo stadio, o per certe operazioni che tanto piacciono alla criminalità organizzata, o per altre che invece sono incluse negli allenamenti di "guerriglia urbana" che da decenni strutturano la nostra società "occidentale" nel complesso, beh, sarebbe un po' forse come curare il mal di testa con l'analgesico sapendo che è correlato al mal di pancia. Non so perchè, ma a me non risulterebbe assurdo se si scoprisse che sono individui regolarmente stipendiati per fare un lavoro. Troppo inquadrati, troppo coordinati, troppo "regolari", troppo addestrati per essere giovinastri qualunque. Tutto questo "lavoro" chi lo paga? Il perchè invece è facile facile, gli interessi del mercato sono infiniti e tutti convergenti per l'uso strutturato di energie distruttive.
Beviamo cocacola e pepsi, andiamo cinema a vedere le nuove pellicole di hollywood, partecipiamo alle pubbliche manifestazioni del divertimento di massa, ai concerti, allo spettacolo radiotelevisivo, andiamo a fare shopping nel fine settimana. Non che sia sbagliato, ma mai nessuno che si chieda se questo sia meno distruttivo che andare in giro a scassare qualcosa, o qualcuno (il mio pensiero va subito ai poveracci che vengono lasciati per terra dolenti, quando va bene, in tutti gli schieramenti e solo perché non sanno quello che stanno facendo).
In apparenza non lo è, peccato che sia mantenuto da una cosmo fianziario-bancario-aziendale produttivo che se ci da il cellulare, questa indubbia meraviglia della tecnologia, ce lo da a certe condizioni. Non ha vie di mezzo, ce lo da a condizioni militari: ho consegni il tuo cervello, le tue idee, il tuo corpo, il tuo sesso, il tuoi desideri, le tue aspettative, insomma tutto, ma proprio tutto quello che pensi di possedere e aspetti istruzioni, oppure verrai "formattato" da una potenza cosmica che ti stirerà come un cartone animato della looney tunes in quando "non educato". Non che la consegna ti salva, neh? Qualcuno giudicherà se sei un rifiuto o c'è ancora un margine di utilità e nel secondo caso potrai ringraziarlo di cuore. Questo è un modello di stampo cinese. Adeguiamoci oppure iniziamo a chiederci piuttosto perché stiamo usando i ninnoli tecnologici, a cosa ci servono e a chi servono.
A noi servono? Certamente ... dov'è che insegnano il cinese? :))
Il potere, sentitamente e col cuore gonfio di gratitudine,
ringrazia i suoi più fervidi sostenitori per la provvida sciarada
inscenata.
Gli uomini della provvidenza,
l'usbergo degli usurai,
gli eroi senza volto degli inventori dei derivati,
i consolatori degli amministratori dei grandi Hedge found,
i confessori della grande criminalità finanziaria,
i devoti dei metodi di cosa nostra,
i questuanti della pubblica fede degli ignoranti,
il baluardo della civiltà finanziaria,
gli alfieri del sacco dei poveri deficienti,
i condottieri della depravazione e della stupidà dei poveri di spirito,
gli scudieri della viltà della globalizzazione,
i difensori della fede degli oppressori:
questo sono i BLACK BLOC.
Santi Calvi, Sindona e Marcinkus: pro illis oramus.
E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Stodler
Queste manifestazioni da sempre sono sembrate una farsa; ci sono i buoni, bianchi a viso scoperto accompagnati da vecchi e bambini; ci sono i cattivi, neri mascherati con la solitudine del lupo, ci sono gli infiltrati provenienti da tutti i settori interessati: polizia, carabinieri, servizi italiani, americani, inglesi, francesi, bulgari, tedeschi ecc; perché non dovrebbero esserci è il loro lavoro. Tutti assieme appassionatamente a rappresentare la farsa. Ed è una farsa perché inutile e divertente. Il nemico è altrove a godersi il frutto delle loro scorrerie. Ad es. a teatro.
Per questo non ho mai preso posizione nei confronti degli attori della farsa; sono attori, sanno di esserlo e si divertono come possono, quel poco ch'è concesso loro.
Gli uomini della provvidenza,
l'usbergo degli usurai,
gli eroi senza volto degli inventori dei derivati,
i consolatori degli amministratori dei grandi Hedge found,
i confessori della grande criminalità finanziaria,
i devoti dei metodi di cosa nostra,
i questuanti della pubblica fede degli ignoranti,
il baluardo della civiltà finanziaria,
gli alfieri del sacco dei poveri deficienti,
i condottieri della depravazione e della stupidà dei poveri di spirito,
gli scudieri della viltà della globalizzazione,
i difensori della fede degli oppressori:
questo sono i BLACK BLOC.
Santi Calvi, Sindona e Marcinkus: pro illis oramus.
Stodler
Queste manifestazioni da sempre sono sembrate una farsa; ci sono i buoni, bianchi a viso scoperto accompagnati da vecchi e bambini; ci sono i cattivi, neri mascherati con la solitudine del lupo, ci sono gli infiltrati provenienti da tutti i settori interessati: polizia, carabinieri, servizi italiani, americani, inglesi, francesi, bulgari, tedeschi ecc; perché non dovrebbero esserci è il loro lavoro. Tutti assieme appassionatamente a rappresentare la farsa. Ed è una farsa perché inutile e divertente. Il nemico è altrove a godersi il frutto delle loro scorrerie. Ad es. a teatro.
Per questo non ho mai preso posizione nei confronti degli attori della farsa; sono attori, sanno di esserlo e si divertono come possono, quel poco ch'è concesso loro.
COS'E' LA TEORIA DEL COMPLOTTO ? QUAL E' LA VERITA'?

Obama è sul piede di guerra. La civiltà occidentale sarebbe ipoteticamente "minacciata dallo Stato Islamico".
La "guerra mondiale al terrorismo" è presentata come una missione umanitaria.
Noi abbiamo la "responsabilità di proteggere" e la soluzione è la guerra filantropica.
La caccia ai malvagi, "bisogna eliminarli", ha dichiarato George W. Bush.
I media occidentali invocano la guerra: il programma militare di Obama è sostenuto da un vasto apparato di propaganda.
Uno dei principali obiettivi della propaganda di guerra è quello di "fabbricare un nemico". Quando la legittimità politica dell'amministrazione Obama vacilla, i dubbi riguardo l'esistenza di questo "nemico esterno", ovvero Al-Qaeda e la sua rete di gruppi affiliati (appoggiati dalla CIA), devono essere dissipati.
Il fine è inculcare tacitamente nella coscienza delle persone, tramite la ripetizione "ad nausem" nei media, l'idea che i musulmani costituiscano una minaccia per la sicurezza del mondo occidentale.
La guerra umanitaria è condotta su diversi fronti: attualmente i principali obiettivi sono la
Obama è sul piede di guerra. La civiltà occidentale sarebbe ipoteticamente "minacciata dallo Stato Islamico".
La "guerra mondiale al terrorismo" è presentata come una missione umanitaria.
Noi abbiamo la "responsabilità di proteggere" e la soluzione è la guerra filantropica.
La caccia ai malvagi, "bisogna eliminarli", ha dichiarato George W. Bush.
I media occidentali invocano la guerra: il programma militare di Obama è sostenuto da un vasto apparato di propaganda.
Uno dei principali obiettivi della propaganda di guerra è quello di "fabbricare un nemico". Quando la legittimità politica dell'amministrazione Obama vacilla, i dubbi riguardo l'esistenza di questo "nemico esterno", ovvero Al-Qaeda e la sua rete di gruppi affiliati (appoggiati dalla CIA), devono essere dissipati.
Il fine è inculcare tacitamente nella coscienza delle persone, tramite la ripetizione "ad nausem" nei media, l'idea che i musulmani costituiscano una minaccia per la sicurezza del mondo occidentale.
La guerra umanitaria è condotta su diversi fronti: attualmente i principali obiettivi sono la
DAL GOVERNO RENZI AL GOVERNO TROIKA?

La sera di martedì 28 aprile, tornato a casa dall’ufficio e costatato che il nipotino se ne stava tranquillo, già addormentato fra le braccia di suo padre (mio figlio, che teneva il bambino perché mia nuora era al lavoro), ho fatto una cosa che raramente oso fare, un po’ per “snobbismo” e molto di più per disgusto: ho guardato quasi per intero un talk-show alla tv. Cosa c’è di martedì? Di Martedì su LA7, appunto, del pessimo ma astuto Giovanni Floris, un ex della RAI a suo tempo soprannominato “il vespino della sinistra”.
Ciò che è accaduto nel mondo virtuale di Floris – parte integrante dello spettacolo sistemico – mi ha fatto riflettere, portandomi a trarre conclusioni piuttosto inquietanti. Voglio condividere, di seguito, le mie riflessioni con i lettori di Pauperclass, che so essere pochi ma buoni.
Mi sono visto il confronto fra Salvini, in collegamento esterno da Strasburgo, e una giornalista radical chic di repubblica (principale rotolo di carta igienica della sinistra euroserva, buonista e pro-troika), tale insignificante Annalisa Cuzzocrea, presente in studio. La querelle era sugli immigrati clandestini che stanno arrivando a frotte nel nostro paese. L’attacco a Matteo Salvini da parte di Cuzzocrea, per la verità scontato e piuttosto prevedibile, verteva proprio su questo tema. Il segretario leghista ha distinto, come fa ultimamente con un po’ di retorica, fra gli immigrati regolari, che lavorano, pagano le tasse, mandano i figli a scuola, eccetera, e quelli clandestini che rappresentano un problema, per i populisti ma soprattutto per il popolo. Cuzzocrea, non trovando di meglio, ha obbiettato che anche i regolari possono essere entrati come clandestini, prima di regolarizzarsi con difficoltà. Matteo Salvini si è smarcato abilmente, in perfetta linea con quello che è il “sentiment” popolare di questi tempi, vincendo il confronto (almeno a mio dire) davanti agli occhi della cosiddetta opinione pubblica. Forse un po’ banale, vagamente propagandistico, ma sicuramente efficace:
“Possiamo ospitare qualche altro milione di clandestini, in attesa che si regolarizzino e trovino un lavoro che non hanno neanche gli italiani? Vada a spiegarlo … Vada a spiegarlo, signora, agli immigrati che sono qua regolarmente con i documenti a posto che stanno perdendo il lavoro, che non sanno come tirare a fine mese … Vada a spiegare a loro che l’Italia può ospitare altre migliaia … non so quante, decine, centinaia di migliaia – non so quante, mi dica lei un numero – di immigrati senza nessun tipo di titolo.”
E’ intervenuto Floris, a quel punto, forse
La sera di martedì 28 aprile, tornato a casa dall’ufficio e costatato che il nipotino se ne stava tranquillo, già addormentato fra le braccia di suo padre (mio figlio, che teneva il bambino perché mia nuora era al lavoro), ho fatto una cosa che raramente oso fare, un po’ per “snobbismo” e molto di più per disgusto: ho guardato quasi per intero un talk-show alla tv. Cosa c’è di martedì? Di Martedì su LA7, appunto, del pessimo ma astuto Giovanni Floris, un ex della RAI a suo tempo soprannominato “il vespino della sinistra”.
Ciò che è accaduto nel mondo virtuale di Floris – parte integrante dello spettacolo sistemico – mi ha fatto riflettere, portandomi a trarre conclusioni piuttosto inquietanti. Voglio condividere, di seguito, le mie riflessioni con i lettori di Pauperclass, che so essere pochi ma buoni.
Mi sono visto il confronto fra Salvini, in collegamento esterno da Strasburgo, e una giornalista radical chic di repubblica (principale rotolo di carta igienica della sinistra euroserva, buonista e pro-troika), tale insignificante Annalisa Cuzzocrea, presente in studio. La querelle era sugli immigrati clandestini che stanno arrivando a frotte nel nostro paese. L’attacco a Matteo Salvini da parte di Cuzzocrea, per la verità scontato e piuttosto prevedibile, verteva proprio su questo tema. Il segretario leghista ha distinto, come fa ultimamente con un po’ di retorica, fra gli immigrati regolari, che lavorano, pagano le tasse, mandano i figli a scuola, eccetera, e quelli clandestini che rappresentano un problema, per i populisti ma soprattutto per il popolo. Cuzzocrea, non trovando di meglio, ha obbiettato che anche i regolari possono essere entrati come clandestini, prima di regolarizzarsi con difficoltà. Matteo Salvini si è smarcato abilmente, in perfetta linea con quello che è il “sentiment” popolare di questi tempi, vincendo il confronto (almeno a mio dire) davanti agli occhi della cosiddetta opinione pubblica. Forse un po’ banale, vagamente propagandistico, ma sicuramente efficace:
“Possiamo ospitare qualche altro milione di clandestini, in attesa che si regolarizzino e trovino un lavoro che non hanno neanche gli italiani? Vada a spiegarlo … Vada a spiegarlo, signora, agli immigrati che sono qua regolarmente con i documenti a posto che stanno perdendo il lavoro, che non sanno come tirare a fine mese … Vada a spiegare a loro che l’Italia può ospitare altre migliaia … non so quante, decine, centinaia di migliaia – non so quante, mi dica lei un numero – di immigrati senza nessun tipo di titolo.”
E’ intervenuto Floris, a quel punto, forse
America nel caos
Ecco alcune foto che probabilmente non vi faranno vedere i tg, ma che è giusto mostrare per far capire la gravità di quello che da tempo sta succedendo nelle città americane e che recentemente ha riguardato e riguarda Baltimora:
A questa già grave situazione, si aggiunge la strana operazione chiamata Jade Helm, esercitazioni militari sul suolo degli Stati Uniti, che partirà dal 15 luglio e finirà il 15 settembre. I militari dovranno mischiarsi tra la popolazione e individuare sacche ostili al governo federale, interrogare la popolazione ed eventualmente deportare attivisti politici nemici in campi di concentramento temporanei dove saranno “rieducati”. Questo articolo dell’Antidiplomatico spiega nel dettaglio questa inquietante operazione.
Nella mappa di sotto, sono individuati gli stati che nell’esercitazione saranno considerati ostili, e già possiamo notare il Texas e il sud della California, scenario abbastanza realistico considerando le forti velleità secessionistiche texane e la forte concentrazione ispanica in California.
1) Preparare psicologicamente la popolazione a futuri scenari di guerra civile abituandoli alla presenza di uomini armati e mezzi militari. Oltre a preparare i militari stessi ad operazioni urbane.
2) Abolizione o sospensione del diritto di possedere armi e conseguente sequestro delle stesse. Questa possibilità, già in passato ha provocato una miriade di reazioni contrarie ed è possibile che il governo invii i militari per le strade con la scusa di un’esercitazione per poi sostenere il decreto con la forza.
3) Quest’operazione può essere l’inizio di una legge marziale non ufficiale, in previsione dei sempre continui scontri e della possibilità di un probabile crollo di Wall Street e/o del dollaro che porti effettivamente gli USA nell’anarchia.
Sta di fatto che a nostro avviso, la seconda metà del 2015 sarà una stagione calda dal punto di vista economico e politico-sociale, dove in tutto il mondo diversi importanti nodi stanno venendo al pettine. Gli Stati Uniti, dopo aver sostenuto la più grande bolla di tutti i tempi, ora rischiano di essere travolti dal suo scoppio. Se già ora, ogni settimana, una città americana è travolta da proteste e scontri, quando la bolla scoppierà la situazione sarà così grave che l’operazione Jade Helm da esercitazione diventerà realtà.
Del resto basta riflettere, la Russia o la NATO compiono esercitazioni militari sui loro rispettivi confini, in previsione di un possibile conflitto, se gli USA hanno sentito il bisogno di un’operazione militare sul loro territorio, vuol dire che l’intelligence e il governo sanno effettivamente qual è la situazione e si preparano al peggio. In questa operazione noi vediamo un bruttissimo segnale che preannuncia con forza l’imminente crollo dell’Impero Americano.
fonte: http://www.hescaton.com/wordpress/america-nel-caos/
1 mag 2015
Cos'è davvero #EXPO2015
"1 maggio, Milano. L’Italia protagonista dell’Esposizione Universale. Ma alla fine, avete capito cos’è davvero Expo 2015?
Expo è nutrire il pianeta: con due sponsor ufficiali come Coca Cola e Mc Donald’s, multinazionali del junk food portavoce di sana e corretta alimentazione.
Expo è una gita in famiglia: un picnic tra cemento e terreni agricoli diventati parchi artificiali, mentre in città centinaia di alberi VERI vengono abbattuti perché "incompatibili" con la nuova linea della Metro.
Expo è lavoro per i giovani: quello di oltre 10.000 volontari pagati con un panino, gli unici che in questo evento non faranno alcun affare.
Expo è eccellenza italiana: la Cupola degli appalti che ha sfamato imprese "riconducibili a tutti i partiti" da destra a sinistra, per spartirsi una torta da 12 miliardi di euro di soldi pubblici, quindi tuoi! Angelo Paris, il direttore pianificazione e acquisti di Expo 2015 arrestato in un'intercettazione agli atti, parlando con alcuni componenti dell'associazione per delinquere, disse: "Vi do tutti gli appalti che volete, basta che favorite la mia carriera".
14 illustri personaggi sono stati trovati con le mani nella marmellata per un sistema di corruzione globale che, secondo la magistratura, dal padiglione Italia si estende a tutte le grandi opere italiane. Perché Expo è appena iniziato ma molte strutture non saranno finite in tempo con 1 milione di denaro ingoiato per camuffare circa 10mila metri quadrati di fallimento. E se Expo sarà un successo, lo sarà solo grazie agli operai che in questi ultimi mesi hanno lavorato giorno e notte per dare una buona immagine del nostro Paese. Anche per loro il Movimento 5 Stelle e il Gruppo EFDD continueranno a battersi a Milano, in parlamento e in Europa, fino a quando l’ultimo responsabile del magna-magna non sarà perseguito. Noi, con la consueta dieta dello stipendio e il digiuno completo dai rimborsi elettorali. Sì al prosciutto ma non sugli occhi." M5S e Gruppo EFDD al Parlamento Europeo
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